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Un Paese guidato verso l’impoverimento. Di Maurizio Ciotola

In evidenza Un Paese guidato verso l’impoverimento. Di Maurizio Ciotola

Sapevamo tutti che per poter contenere il malcontento e uniformare una parte del sistema mediatico, sarebbe stato necessario imbarcare nell’esecutivo quasi tutte le forze politiche.

In due mesi il governo Draghi ha mantenuto, in parte, la medesima rotta di chi lo ha preceduto, per altro verso però, non secondario, ha mutato la politica internazionale, riducendo il ruolo del Ministero degli Esteri a mero dicastero burocratico.

Nessuno ha mai pensato che si dovesse “dichiarare guerra agli USA”, of course, ma certamente non ci saremmo mai aspettati l’allentamento e il raffreddamento delle relazioni con i paesi europei, allo scopo di vincolarci all’orbita economica e politica statunitense.

Un ultimo segnale è dato dall’umiliazione subita da l’intera Ue ad opera di un Paese della Nato, la Turchia, che ieri ad Ankara ha oltraggiato la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Layen.

Inaccettabile fatto per cui avremmo voluto sentire una esplicita condanna da parte del nostro Paese, in merito al comportamento machista e offensivo di Erdogan nei confronti della Von der Layen e di conseguenza verso le istituzioni europee.

Così come dopo le strilla di alcuni media, megafono di interessi industriali, non si parla più del ruolo della McKinsey, come delle varie società di consulenza che nei decenni, hanno penetrato le istituzioni e le aziende strategiche controllate dallo stato.

Aziende di consulenza che, come giustamente precisa Antonio Fraschilla su L’Espresso, svolgono anche attività di consulenza per tantissime altre società, quasi sempre coinvolte nel vortice di spesa verso cui si impegnano di continuo le istituzioni.

Gli ottocento miliardi di euro che l’Ue metterà a disposizione per il Recovery fund e il piano Next Generation Ue, saranno prevalentemente gestite da queste aziende di consulenza, attraverso ruoli esistenti e consolidati nel tempo.

Una maglia complicata che controlla e indirizza le migliaia di miliardi di spesa del nostro Paese, attinti essenzialmente attraverso un prelievo fiscale oltraggioso, perché cieco e volutamente incapace di riuscire a ottenere l’esigibile, da una vasta area di attori economici.

L’aspetto più deludente e destabilizzante, è costituito dall’inspiegabile duro scontro con attori internazionali, quali Cina, Russia e alcuni paesi dell’Ue, Germania in primis, in ossequio alla politica statunitense.

Stiamo assistendo ad un impoverimento planetario e per quanto ci riguarda, al seppellimento di una immane quantità di attori economici medio/piccoli, senza prevedere transizioni accettabili verso nuove tipologie produttive o dei servizi.

Da due mesi le dichiarazioni sugli obiettivi di vaccinazione hanno assunto toni sempre più incalzanti, con l’adozione di parole scientificamente performanti.

Nei fatti, i ritardi devastanti sono legati a una guerra miliardaria, non dichiarata, incentrata sulla produzione e acquisizione delle dosi di vaccino anti-Covid.

Il sistema economico è imballato, quello sanitario è ingessato e solo grazie ai sacrifici, derivanti da umanità e capacità professionali, non è andato in totale default.

Draghi partecipa in modo ridicolo alla “guerra dei vaccini”, senza aprire le porte, come dovrebbe accadere durante una pandemia, a quelli prodotti fuori dall’Ue e dagli Stati Uniti.

Siamo perfettamente coscienti che, purtroppo, tra i vari risvolti insiti alla pandemia, c’è anche quello degli affari, affari per pochi.

Questo sarebbe ancora accettabile se i “prodotti” - i vaccini - fossero disponibili in abbondanza, allo scopo di raggiungere gli obiettivi per sconfiggere la pandemia.

Non è nostro compito e soprattutto, non abbiamo le competenze per poter entrare in merito alle tipologie scientifiche, dei diversi vaccini anti-covid prodotti sul pianeta.

Certo è che in Russia, come in Cina e a Cuba, la loro efficacia è evidente, non perché in quei Paesi è valutata dagli “stregoni”e da noi dagli scienziati.

Le varie manifestazioni di malcontento, che sfociano in violenza, non sono mai chiare in questo nostro Paese che, da sempre ha applicato quel famoso protocollo della CIA, “sul modo di destabilizzare uno Stato”, letto negli Usa da Giulio Andreotti, come tempo addietro egli stesso riferì alla Commissione Stragi.

Certo è che la povertà è incombente, quanto evidente, nonostante l’indifferenza delle classi lavoratrici a stipendio fisso o quella dei pensionati, che nel trincerarsi in casa, pensano di aver risolto i loro problemi e quelli della società in cui vivono.

Sapevamo che il misero gioco politico del sen. Renzi, con cui ha costretto alle dimissioni il precedente governo, avrebbe pesato sul ritardo del programma vaccinale.

Altresì pensiamo vi sia una consapevolezza diffusa, che la vaccinazione di massa costituisca l’unica via, grazie a cui sarà possibile restituire la regolare funzionalità a questa economia ipercompressa.

Nei fatti però, il ritardo non sembra essere solo funzionale al cambio dell’Esecutivo e dei vertici del comitato per le vaccinazioni, ma alla cecità politica con cui ci si contrappone sul piano internazionale, seguendo uno schema per noi non funzionale e altamente dannoso.

Maurizio Ciotola

Ultima modifica ilGiovedì, 08 Aprile 2021 19:22

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