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Un caffè con ……… Lucio Bernardini

In evidenza Un caffè con ……… Lucio Bernardini
“Lucio, Lucio, Lucio Bernardini!”, urlavano a squarciagola i tifosi del Cagliari, quando il nostro Capitano scendeva in campo. Sono passati trent’anni e noi siamo riusciti a contattarlo per bere un caffè insieme.

BUONGIORNO LUCIO, QUANDO È NATA LA TUA PASSIONE PER IL CALCIO? “La mia passione è nata sin da bambino, quando correvo nelle piazze con i miei amici di infanzia, avevo come un fuoco dentro, così fingevamo di essere i campioni dell’epoca, come Mazzola, Rivera, etc.”

IN CHE ANNO SEI ARRIVATO A CAGLIARI? “Sono arrivato nella Stagione ’85-’86 e sono rimasto sino al ’90, quando poi venni venduto all’Ascoli”.

SEI STATO UN GRANDE CENTROCAMPISTA, COME MAI HAI SCELTO CAGLIARI? “In realtà fui chiamato dal Cagliari. L’allenatore di allora, Ulivieri, mi richiese al nostro direttore sportivo. L’avevo avuto nel Perugia in Serie A, qualche anno prima. Quell’anno mi propose di scendere di categoria, perché gli serviva un buon centrocampista, per completare la rosa. L’idea mi interessò parecchio, anche per ritrovare un allenatore con la quale avevo già lavorato”.

QUALI SONO STATI I TUOI ALLENATORI A CAGLIARI? “Allora in ordine: Renzo Ulivieri, Gustavo Giagnoni, Enzo Robotti, Mario Tiddia e Claudio Ranieri”.

OGGI SEI ANCORA NEL MONDO DEL CALCIO O TI OCCUPI DI ALTRO? “No, non sono più nel mondo del calcio. Al momento lavoro e ogni tanto, mi diverto con gli amici, anche se ora è tutto bloccato. In passato, dopo che ho smesso di giocare nel ’96, ho allenato sempre solo le giovanili quasi sempre qui in Umbria e anche a Trieste. Ma la mia ultima esperienza è stata qui a Città di Castello, in Serie D, per tentare di salvarli”.

OGGI DOVE VIVI? “Oggi vivo a Città di Castello, dove sono nato e cresciuto. Una cittadina a dieci chilometri da Gubbio”.

C’E’ UN ANEDOTTO CURIOSO DI QUANDO ERI A CAGLIARI? “Ho vissuto diversi momenti simpatici con i miei compagni di squadra. Durante la settimana andavamo nel famoso Ristorante “Balena”. Spesso veniva anche l’allenatore, e mi ricordo che passavamo serate simpatiche e gioiose. Eravamo un gruppo molto affiatato, un giusto connubio, ben amalgamato, tra giovani e meno giovani. Stavamo molto bene tutti insieme, era veramente un bel gruppo. Siamo riusciti ad ottenere degli ottimi risultati. Eravamo già un gruppo di fratelli e giocatori affermati, come me, Mauro Valentini, Luciano De Paola. Poi arrivò un innesto di giovani, come Paolino, Provitali e Cappioli. Erano tutti ragazzi, delle giovani promesse con esperienze nelle Primavere di squadre importanti: Roma, Inter e così via, ma erano tutti alle prime esperienze nei professionisti. Però avevano qualità importanti e in quegli anni a Cagliari riuscirono a dare un forte contributo e costruirsi carriere importanti”.

COM’È STATO TORNARE A CAGLIARI CINQUE ANNI FA, PER L’EVENTO AL SANT’ELIA? “Cinque anni fa siamo tornati a Cagliari, il primo giugno 2015, per giocare la partita di Addio al Sant’Elia. E’ stata veramente una bella rimpatriata, una bellissima serata, con tanti giocatori di varie epoche diverse. Ma è stato anche un grande dispiacere sapere che il nostro Stadio dove tante volte ci siamo tolti grandi soddisfazioni, sarebbe stato demolito. Abbiamo, sempre giocato lì, anche se mi ricordo che nel ’90, il Sant’Elia era stato nominato come una delle sedi ITALIA ’90 e durante i preparativi, nelle ultime partite di Campionato le giocammo nello storico “Stadio Amsicora”, dove aveva giocato il Cagliari dello Scudetto. Oggi, vedere il Sant’Elia così abbandonato è un gran peccato. Il nostro Cagliari fu una squadra che arrivava da stagioni tribolate, io le ho anche vissute in prima persona. Nei miei primi anni c’é stato un momento in cui stava quasi scomparendo, si rischiava il fallimento e stavano per portare i libri e i registri contabili in Tribunale. Poi, abbiamo avuto la fortuna di giocare due partite in Coppa Italia, contro il Napoli di Maradona e la Juventus di Platini. Grazie a queste due partite, ci sono stati incassi importanti per la Società che è riuscita ad appianare i debiti. Anche i tifosi che si erano allontanati, poi sono tornati a seguire la squadra. C’è un stato un grande ritorno di affetto e di amore, con i risultati che poi chiaramente sono arrivati. Ha lasciato un segno nel cuore della gente. In seguito si è formata una cordata con i fratelli Orrù, con a capo Gigi Riva che avevano messo la faccia per cercare di uscire dai problemi societari. L’anno successivo i fratelli Orrù sono entrati in prima persona alla guida della Società. Una famiglia con valori importanti a livello umano ed economico. Tutto questo insieme, ha dato risultati importanti alla squadra e si è creato l’entusiasmo fondamentale per ritornare a momenti gloriosi e alle vittorie che Cagliari meritava.

COM'È STATO PER TE E LA TUA FAMIGLIA, VIVERE L'ESPERIENZA DEL LOCKDOWN? “È stato sicuramente un periodo difficile, ma anche sereno; abbiamo cercato di rispettare le disposizioni e i regolamenti che erano stati dati. Fortunatamente noi abitiamo in campagna e abbiamo avuto i giusti spazi per muoverci”.

COSA VORRESTI FARE DA GRANDE? PROGETTI FUTURI? “Vorrei tornare a giocare con la maglia numero dieci del Cagliari e risentire quel coro straordinario”.

Daniele Cardia

Ultima modifica ilDomenica, 11 Aprile 2021 17:21

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