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Energie rinnovabili. Nuovo impianto fotovoltaico per Saras

Si chiama Helianto, é il nome dell'impianto per il quale Sardeolica - società controllata dalla Saras - ha ottenuto il via libera dalla Regione Sardegna per l'iter di costruzione ed esercizio. Si tratta di un impianto fotovoltaico di 79 MW, situato nell'area industriale di Macchiareddu, nel comune di Uta, finalizzato alla produzione di energia destinata all'immissione nella rete. In particolare, con Helianto la Saras aggiunge un importante tassello nel settore delle energie rinnovabili, andando ad integrare i parchi eolici già operativi, portando la potenza totale a 250 MW. In aggiunta allo sviluppo dei progetti nel campo della produzione di energia rinnovabile, la società dei Moratti è anche impegnata in progetti dedicati al green hydrogen, alla carbon capture and storage, e alla bioraffinazione.

Energia e Sardegna, ultimo treno per il futuro. Di Maurizio Ciotola

Dobbiamo sempre accogliere con gioia gli interventi carichi di passione e forza per ciò che si ama, per quello cui avvertiamo un legame indissolubile, oltre la materialità e la contiguità.

Riconoscere senza equivoci che, di questo specifico afflato verso la nostra Isola, gli interventi del direttore e dell’editore de L’Unione Sarda di domenica scorsa, non sono di certo privi è per noi un dovere.

Per rendere un’iniziativa di tale portata e impegno, però non è sufficiente infiltrare ciò che si argomenta con la passione, ma è necessario che l’argomentazione stessa, non faccia acqua da tutte le parti o almeno alcune.

Crediamo nell’onestà intellettuale del direttore e del suo editore, meno su chi ha fornito i dati e le prospettive in gioco a persone che, grazie alla loro capacità di comunicare e scrivere, cercano di erigere un muro concettuale.

A nostro parere, la prima pagina del giornale di domenica u.s. compie un assembramento di dati, non omogenei per tipologia, omettendone altri.

Fa effetto pensare a un cavo “guinzaglio” per l’Isola, come a relegarla a cagnolino addomesticato, parimenti è altrettanto fuorviante accomunare rigassificatori alle fonti energetiche rinnovabili.

In verità i cavi collegati con la Penisola italiana, che consentono alla Sardegna una condizione di sicurezza energetica sono già da diverso tempo due, in più vi è un terzo cavo, con il quale garantiamo noi la sicurezza alla Corsica.

Il quarto cavo in realizzazione, il Tyrrhenian Link, cui si attribuisce la funzione di “guinzaglio”, nei fatti aumenterebbe la sicurezza energetica e le potenzialità dell’Isola medesima.

Potenzialità cui imprenditori locali, come l’editore del giornale, avrebbero il compito di avvalersi per portare ulteriore beneficio economico in questa Terra, ferma alle edificazioni lungo le coste e alle industrie ad elevato impatto ambientale.

Il consumo del territorio attribuito agli impianti eolici e fotovoltaici, attuali e futuri, non è comparabile con lo scempio compiuto negli anni da imprenditori edili e industriali, cui nessuno ha osato porre freno, se non il Presidente Soru con un’iniziativa discutibile, cui era necessario un semplice perfezionamento, non certo l’abrogazione.

Impianti ad impatto ambientale nullo, una volta rimossi restituirebbero i siti su cui sorgono intatti e totalmente utilizzabili.

Per quanto riguarda invece le industrie a elevato impatto ambientale, con cui si ingenerano danni irreversibili sul territorio e di conseguenza nella popolazione, avremmo dovuto pretendere, da chi chiama alle “armi” gli abitanti dell’Isola, un’iniziativa ben più forte e duratura.

Su un punto concordiamo con l’editore, ovvero l’utilizzo di questa energia elettrica, prodotta da fonti rinnovabili, per ottenere idrogeno.

Questo aspetto però non confligge affatto con la necessità di installare impianti fotovoltaici ed eolici, quanto con l’idea folle dei rigassificatori, varati dalla presidenza Pigliaru, nonché con la produzione di gas petrolifero liquefatto (Gpl), distribuito nell’Isola dai camion che escono dalla SARAS.

Capiamo che un salto di paradigma, per quanto riguarda lo sfruttamento delle fonti energetiche, le modalità di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica, ingeneri un rigetto.

Il tipico rigetto di ciò che ancora non si conosce, lo stesso rifiuto apposto al mutamento di qualunque corso, indipendentemente dal fatto specifico.

Questo salto di paradigma dovrebbe invece costituire la via per recuperare, sul piano industriale e lavorativo, ciò che si è perso nei decenni passati, in cui ci si è attenuti sempre e solo al modello industriale ottocentesco, che sopravvive sull’Isola tra minacce e finanziamenti pubblici determinati dalle emergenze.

Negli anni novanta quest’Isola era citata nei quattro angoli del pianeta e non solo per la sua bellezza, ma grazie ad una iniziativa imprenditoriale con cui abbiamo scoperto internet.

Intorno ad essa stava sorgendo un mondo di laboratori informatici, unici in Europa, che attirava professionisti del campo, dalle parti più avanzate del Globo.

Abbiamo perso quell’opportunità, che avrebbe potuto permetterci di convivere con la bellezza della nostra Isola, senza dover rinunciare a una professione e al reddito necessario, per vivere bene il breve tempo a disposizione.

Nei confronti di quell’iniziativa, tanti politici e imprenditori ottocenteschi, abituati ad esser nutriti dai finanziamenti regionali hanno posto le barriere, sollevato barricate, non diversamente da ciò che alcuni vorrebbero fare oggi.

Non vi è alcun “S.O.S. Sardegna” carissimo Emanuele Dessì e gentile Sergio Zoncheddu, almeno non in merito all’argomento per cui è stato paventato il soccorso.

La vera emergenza della nostra Isola, oltreché intellettuale, per quanto riguarda onestà e indipendenza, è relativa all’inquinamento di siti industriali avvelenati e persi per sempre, che continuano a mietere vittime sul territorio.

Un S.O.S. dovrebbe essere lanciato per la povertà che genera depressione e violenza, cui non la produzione elettrica in sé, con l’eolico o il fotovoltaico, potrebbe scongiurare, quanto lo sviluppo di una economia industriale, capace di essere partecipe di questa medesima produzione, nella sua realizzazione e mantenimento.

In ultimo non possiamo dimenticare l’emergenza generata dalla fuga dei nostri figli, che una volta istruiti nelle scuole e nelle università dell’Isola, non trovano spazi per poter vivere dignitosamente a meno di non asservire questo regime feudale ancora in piedi.

Cordialmente, Maurizio Ciotola

Caro prezzi. Interrogazione dell'on. Lapia al Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile

Tagliare drasticamente il prezzo dei carburanti e calmierare il costo delle materie prime per il settore dell’edilizia. È quanto chiede la deputata sarda Mara Lapia (Misto) in una interrogazione urgente presentata al Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, Enrico Giovannini. Una richieste che segue l’appello lanciato dall’ANCE Sardegna per il settore edile e quello dell’ANCI Sardegna, in segno di vicinanza alla protesta degli autotrasportatori a causa dei costi del carburante.

“A seguito dello scoppio del conflitto in Ucraina, tra le cui conseguenze vi sono le sanzioni adottate dall’Unione Europea nei confronti della Russia in risposta all’invasione militare, continua l’aumento indiscriminato dei prezzi delle materie prime, in particolare dei materiali impiegati per il settore edile, ed inizia a porsi un serio problema di approvvigionamento - scrive Lapia nella sua interrogazione - a ciò si aggiunge la pacifica e legittima protesta portata avanti dalle aziende di autotrasporto che, a causa del vertiginoso aumento del costo dei carburanti, rischiano di non poter più onorare gli impegni assunti con i committenti”.

In particolare, la deputata Lapia fa notare che la difficoltà nel reperire le materie prime nel settore edile e l’impressionante aumento del costo dei carburanti, oltre a mettere in ginocchio svariati settori produttivi dell’isola e a fermare i cantieri già in atto, rischia di mandare in fumo la realizzazione delle opere che saranno finanziate dal piano nazionale di ripresa e resilienza.

“La situazione risulta essere fuori controllo perché scarseggiano i materiali e molti impianti di produzione stanno chiudendo, spingendo le imprese ad accedere alla misura della cassa integrazione per molti lavoratori. Occorrono dunque provvedimenti urgenti per calmierare i prezzi e compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese”.

La parlamentare esprime infine solidarietà e vicinanza alle imprese degli autotrasportatori e chiede al Ministro, e all’intero Governo, di ascoltare le ragioni della protesta e di agire con estrema urgenza.

Costi energetici, guerre e modelli politico economico inadeguati. Di Maurizio Ciotola

Dopo una crisi sanitaria, ancora in corso, che ha determinato alcune accelerazioni positive in un’ottica progressista e umanitaria, adesso ci troviamo in una vera e propria fase regressiva, causata da un paradigma politico economico in parte reazionario.

Se sul piano internazionale gli Stati Uniti stanno tentando di riprendere, a modo loro, l’egemonia politica globale, è evidente quanto la loro prassi interventista è sempre più orientata verso lo scontro, piuttosto che sul dialogo.

Come sappiamo un animale ferito e agonizzante è da temere, per le sue iniziative irrazionali e tendenzialmente suicide, seppur orientate all’omicidio dell’aggressore.

Questa è oggi la condizione politica internazionale in cui si trovano gli Stati Uniti, una politica incapace di adottare le vie del dialogo e del non interventismo armato.

Una politica accompagnata dalla riaffermazione economica di quel liberismo malato, con cui continua a rastrellare ingenti somme sui due versanti, quello del mercato, pianificato da regole ad hoc e su quello delle istituzioni, in perfetta antitesi all’idea stessa di mercato.

E ’la politica cui si sono adeguati alcuni Paesi dell’Unione europea, tra cui il nostro, attuando un ricatto politico verso la stessa UE, in un’evidente e supino allineamento verso la politica statunitense.

L’Italia e la Francia costituiscono i cunei attraverso cui scardinare e indebolire l’UE o meglio, imporre all’intera Ue, un allineamento acritico attenendosi ciecamente alla politica del blocco statunitense.

Se l’Italia ha da sempre costituito il cosiddetto “ventre molle” dell’Ue, per la dipendenza sancita dopo la seconda guerra mondiale verso gli USA, è pur vero che oggi l’adeguamento tecnico politico, cui la presidenza del Consiglio è espressione, risulta essere totale.

Da decenni l’Italia non ha una politica estera, come non ha una politica interna, evidentemente, non riuscendo a intessere relazioni ed equilibri, come è stato fatto in ambito mondiale nei primi cinquant’anni dal dopoguerra.

Il Paese è rivolto a un impoverimento continuo, cui la politica economica adottata dall’attuale governo è causa primaria.

L’inflazione crescente, più del resto dell’Europa, è avviata verso la strada dell’ingovernabilità, cui solo un tam tam mediatico/istituzionale cerca di dare rassicurazioni per una sua fine entro uno, massimo due anni.

La transizione energetica e il salto di paradigma cui noi non ci apprestiamo a compiere, costituiscono causa e occasione dei fenomeni economici da cui il Paese è schiacciato.

Non sappiamo compiere un adeguato salto industriale, economico e politico.

La non scelta con cui abbiamo richiamato alla Presidenza della Repubblica Sergio Mattarella, più che una evidente debolezza esprime una vera e propria incapacità politica verso una evoluzione sistemica, cui sarà comunque impossibile sottrarsi.

Un governo che adotta le stesse formule desuete, garantendo arricchimenti miliardari, senza orientare le industrie verso investimenti per il cambiamento, risulta essere palesemente incapace di garantire altresì, la tenuta politica e sociale del Paese.

La stessa strategia politico economica è di per sé inesistente, invisibile, inconsistente, giusto per mutare la formula delle tre “i” cara ai bocconiani.

Sappiamo che il mercato non può compiere in autonomia investimenti finalizzati a riformare il sistema energetico e produttivo del Paese.

L’attuale condizione in cui, in regime di mercato mai completamente liberalizzato, vi è una iniezione di liquidità attraverso incentivi verso gli stessi attori economici, genera ulteriore debito pubblico incapace di invertire il trend, che per contro amplifica.

Incentivi che non costituiscono una lineare garanzia, per il compimento radicale dei cambiamenti produttivi oggi richiesti.

Finanziamenti e interventi finalizzati a ridurre i costi, che gli operatori rastrellano e fagocitano sul mercato, senza alcuna ricaduta industriale, se non quella finanziaria e speculativa.

E’l’esempio quotidiano di ciò che avviene sul mercato dell’energia elettrica, le cui carenti e poco lineari regole, impediscono qualsiasi contenimento dei prezzi.

Un mercato in cui l’abuso deriva dalla uniformità del parco di produzione elettrico a una fonte fossile, il gas naturale, pianificato in tal senso negli anni secondo le prerogative dell’Eni.

Il ministro della transizione energetica dovrebbe guidare il cambiamento, piuttosto che intentare una scelta politica economica volta a impedirlo.

Aprire alle comunità energetiche, contemplate dalle linee di indirizzo dell’Ue, piuttosto che incentrare sugli operatori esistenti la gestione della produzione elettrica.

Ha il dovere di spingere verso tale cambiamento, perché i maggiori oneri che la popolazione e la piccola e media industria stanno affrontando e continueranno per anni ad affrontare, risiede nei costi elettrici fluttuanti sul mercato medesimo, di cui è palese un cartello, se non un monopolio ab origine.

Da esso dipende il futuro industriale e economico del Paese, perché l’azzeramento del sistema produttivo, a causa dei crescenti oneri sempre più insostenibili, non è una questione puramente finanziaria, quanto sistemica, legata allo sviluppo adeguato di un diverso modello produttivo, di cui l’energia elettrica è la base e non solo da oggi.

Maurizio Ciotola

Cagliari. Manifestazione davanti alla Regione di Assemblea per la Democrazia Energetica in Sardegna

"Il futuro energetico della Sardegna deve essere deciso dal basso, tutti insieme, e non deve essere calato dall'alto". E' questo il messaggio dei manifestanti che hanno messo in piedi un sit-in davanti al palazzo della Regione, in viale Trento, sposando l'iniziativa promossa da Ades, assemblea per la democrazia energetica in Sardegna. Diverse le associazioni presenti, per una manifestazione pacifica finalizzata a chiedere che la transizione energetica sia promossa attraverso "incontri pubblici di auto-formazione e di costruzione di progetti collettivi di autonomia energetica incentrati su rinnovabili e sostenibilità". Tutti d'accordo su temi come la riduzione dei consumi, l'efficientamento energetico e il risparmio delle risorse e al riciclo, ma assolutamente contrari "al consumo di suolo e acqua, a progetti calati dall'alto, per i profitti di pochi, decisi senza il coinvolgimento delle comunità". Contrarietà dei manifestanti anche per il metanodotto, i depositi costieri, le gasiere-rigassificatori nei porti o sulla costa, le centrali a gas e le reti cittadine.

Caro bollette. Giovedì 10 febbraio luci spente al Palazzo Civico di Cagliari

L'Amministrazione Comunale di Cagliari aderisce, come tanti altri comuni italiani, alla campagna contro il caro bollette promossa dall'ANCI e spegnerà le luci del Palazzo Civico nella serata di giovedì 10 febbraio. Una protesta contro i pesanti rincari che in questi giorni stanno mettendo in crisi i bilanci di municipalità e famiglie.

“Siamo concentrati sul come sfruttare al meglio le opportunità offerte dai fondi Pnrr – afferma il primo cittadino, Paolo Truzzu - per sviluppare progetti che guardino al futuro e invece ci troviamo a dover far fronte alle conseguenze del Covid e al rincaro delle bollette. E’ una situazione paradossale - aggiunge il sindaco - e proprio oggi ne ho parlato con il ministro Enrico Giovannini che ho incontrato a Roma per discutere di Pnrr per la città metropolitana di Cagliari. Auspico che il Presidente Mario Draghi intervenga contro il caro bollette. Da un lato abbiamo opportunità importanti e dall'altro rischiamo di non gestire l'ordinaria amministrazione e di tagliare i servizi essenziali”.

Caro energia. Sardegna e Sicilia unite per chiedere equità energetica tra la penisola e le isole

E' quanto si ripromette l'assessore regionale dell'Industria, Anita Pili, che questa mattina ha incontrato l’assessore regionale siciliana all’Energia, Daniela Baglieri, per discutere di una proposta normativa che possa garantire la super interrompibilità per Sardegna e Sicilia.

"Il decreto di dicembre, infatti, prevede la proroga della sola misura che ha come beneficiarie le altre regioni d'italia, non le isole - ha sottolineato l'assessore Pili - questa richiesta, ancor di più alla luce dello straordinario rincaro energetico, rappresenta uno strumento di tutela ed equità per il sistema produttivo sardo. La questione energetica, anche nei termini di sicurezza ed equilibrio del sistema elettrico dell'Isola, rappresenta una delle urgenti priorità per il nostro tessuto industriale".

"Attualmente sono venti le aziende sarde beneficiarie e la nostra proposta mira ad estenderne il numero. Ne abbiamo già parlato col ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che ci riceverà la settimana prossima per valutare la proposta", ha precisato ancora l'esponente della Giunta Regionale.

Caro energia. Sale il prezzo di grano, pane e pasta ma gli agricoltori restano al palo

A causa del rincaro dei costi energetici e all'incremento del prezzo del grano, pane e pasta fanno registrare incrementi significativi del prezzo per il consumatore finale, con conseguenti margini più generosi per i produttori e la grande distribuzione. Una situazione che ha risvolti su scala internazionale, che si riflette anche a livello locale, dalla quale però gli agricoltori sardi non traggono alcun vantaggio. Di fatto, pur non godendo di alcun vantaggio significativo per l'incremento dei prezzi al consumatore finale, la categoria deve affrontare i continui aumenti dei costi delle semine, a seguito dei rincari - oltre il 50% - per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni. Ma non solo, ad aumentare sono anche i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che, in qualche caso, arrivano anche a triplicare. In particolare, a soffrire maggiormente sono i cerealicoltori sardi che, in aggiunta, sono stati costretti a bloccare i lavori di semina a causa delle persistenti piogge degli ultimi due mesi. Insomma, una situazione insostenibile - come sottolineato da Coldiretti - che richiede un intervento immediato per impedire le speculazioni, unitamente a degli accordi di filiera che possano garantire un giusto equilibrio per tutti gli attori coinvolti.
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