Un tour di 8 giorni in Sicilia. Di Rosaria Floris

In evidenza Un tour di 8 giorni in Sicilia. Di Rosaria Floris
Partenza 19 agosto, Cagliari - Catania ore 21. Finalmente in Sicilia. Volevo, come turista, ma come amante della storia, raccogliere a piene mani quest’isola, chiuderla dentro scrigni per poi riaprirli in tempi futuri, magari accanto al camino, gustando saporiti frutti d’autunno e rivivere quei giorni di emozioni e, a occhi chiusi, sognare. Goethe diceva che è in Sicilia che si trovar la chiave di tutto, le scambievolezze delle tinte,l'armonia del cielo col mare e del mare con la terra. Ma io dico di più: è in Sicilia, nei siciliani che ho incontrato, ho trovato l’orgoglio dell’appartenenza a una terra che da sola racchiude la storia dei millenni. La storia di popoli che l’hanno conquistata, dominata, abbellita, amata regalando al mondo meraviglie ineguagliabili. Solo poco più di un’ora e quel mix di patrimonio artistico culturale sarebbe stato mio. Sicilia, Trinacria, terra dalla forte identità bagnata da tre mari: un alternarsi di numerose dominazioni, dai Greci, ai Romani, dai Bizantini, agli Aragonesi, dai Normanni agli Spagnoli, popoli che hanno saputo lasciare all’isola e al mondo la sua millenaria storia. Pensavo di non farcela, credevo che il mio stato di salute, dopo le ultime tragiche notizie compromettesse la partenza. Mentre invece eccomi qui, ora a raccontare ciò che in soli otto giorni ho visto, vissuto, acchiappato con occhi e con cuore, ma specialmente ho cercato di aiutare il mio corpo, la mia mente a dare un nuovo senso alla vita. Andavo ripetendomi, ora l’avrei guardata e vissuta con occhi e dimensioni diverse. Gli occhi sono sempre gli stessi, curiosi indagatori, che cercano, risposte alle tante domande. Altra cosa è la dimensione temporale. Quell’oggi che non voglio lasciare, proiettato nel domani certamente, ma fermo. Ma se penso con raziocinio a quella diagnosi, a quanto mi resterà da vivere, se penso al domani, conoscendo quel domani che forse non conoscerò, sembra tutto utopia. Eppure sto imparando a guardarlo quel domani, vederlo ancora pieno di tante cose ti tante emozioni, usando la forza di volontà, il credo interiore e l’amore alla vita sono certa lo percorrerò. Andavo scrivendo, raccontando nei miei scritti, solo ieri, di come bisogna amare la vita, di come questa debba essere vissuta, protetta, di come bisogna lottare per non farla morire. Ancora oggi mi accorgo che sono le stesse cose che mi accingo a scrivere, ancora oggi la vita questa nostra unica meravigliosa vita deve essere vissuta al meglio anche se vivendola incontriamo tanti guai, dolori, umiliazioni, mancata dignità e malattie. Ma ripensando ai momenti belli, che ognuno di noi ha incontrato nel suo cammino, ecco che la vita ritorna, ritorna il sorriso i ricordi dell’infanzia, dell’adolescenza, della maturità. Forse non siamo allora riusciti a coglierli al meglio quei momenti che poi sono stati anni. Ripensiamo all’amore, ripensiamo a questa nostra isola che Dio ci ha regalato. Al suo mare, alle lunghe distese di boschi, al cielo quasi sempre azzurro e al sole. Ricordiamo la carezza della mamma, il primo bacio d’amore, il primo stipendio speso con gli amici in giro per locali della città, oppure facendo un regalo. Quella vita che oggi mi va di raccontare, oppure di tenere stretta nel cuore, ma che mi sta dando quel nuovo senso di come debba essere vissuta - Amare lottare per essa. Solo due mesi fa dopo un esame del sangue mi dicono che ho un brutto male, uno di quelli che purtroppo…. Allora tutto inizia a cambiare, quel senso della vita adesso diventa diverso, più forte. Mi sono domandata cosa fare. Devo morire? Ma questo lo sapevo già che un giorno o l’altro la morte sarebbe arrivata non solo per me, ma per tutti. Allora la risposta che ho trovato è sempre quella: l’amore alla vita, per essa per tutto quello che mi ha dato in tutti questi lunghi anni e per quelle che, ne sono certa ancora mi darà. Ho chiesto a Dio di aiutarmi in questo non facile cammino, ho precettato anche tutti i Santi e l’Angelo custode con preghiere quotidiane e con un sorriso sempre da regalare. Ho chiesto loro di starmi vicino accompagnandomi perché so che insieme ce la faremo. Ma sto divagando, parlavo di Sicilia, di questa isola sorella diversa dalla nostra Sardegna ma con tante in comune. Le coste, i mari, i pesci, le saline, il senso dell’onore dell’uomo. Diversa per monumenti, chiese, piazze, diversa ancora per l’Etna uno dei pochi vulcani al mondo attivi. Sapete sono salita il secondo giorno del tour sino a 2000 metri. Sembrava un paesaggio lunare. Tutto intorno per km, terra nera, quel magma, quella lava rossa di fuoco che aveva dei secoli scorsi, ma anche in questo, distrutto paesi e città, ora è terra nera, mentre le bocche su in altro ancora fumano. Un’esperienza bellissima e ancora una volta mi pongo domande. Paola la mia figliola, salita sino a mt. 3000 con funivia e lunga camminata a piedi, ricorda il vento freddo e l’emozione di essere giunta quasi sino al cratere centrale. A Palermo il teatro dei Pupi di Santa Rosalia (patrona) creato nel 1971 da Mimmo Cuticchio e che oggi gestisce la famiglia. Il Museo internazionale delle marionette creato nel 1975 da Pasqualino Antonio. Palermo sono i bianchi palazzi barocchi e le residenze in stile gotico e arabo, che risplendono di luce e di fascino antico. Le piazze, i ristoranti, gli alberghi e sempre storia da ascoltare. Catania, costruita con le pietre vulcaniche, nera e bianca, città bellissima, forse quella che mi è piaciuta di più, senza nulla togliere a Siracusa e alle altre città. Anche qui monumenti, chiese, piazze, e il colorato e rumoroso mercato del pesce. E poi i risini, i cannoli e la rinomata pasta alla norma, chiamata così in quanto al famoso compositore Vincenzo Bellini piaceva mangiare la pasta con le melanzane. La patrona di Catania è sant’Agata il simbolo della città è la fontana dell’elefante. Il barocco anche qui prevale nelle costruzioni, piazza Duomo con la cattedrale di sant’Agata esempio tipo di barocco siciliano. Chiamato così in quanto ricostruito dai siciliani dopo le tremende distruzioni dei secoli passati causati dai terremoti e dal vulcano. Quante cose, quante meraviglie architettoniche,e quante dimore principesche: l’ Anfiteatro Greco Romano, Castello Ursino e mosaici, tanti mosaici nelle chiese, nelle case dei Normanni, Bizantini, Greci. E poi a Siracusa, le prigioni, le latomie, il teatro Greco e l’orecchio di Dionisio. Ancora mi perdo in questo raccontare meraviglie. E ritorno col pensiero alla mia Sardegna, terra anch’essa dominata, conquistata da Aragonesi, Fenici, Arabi le cui coste ancora riportano fortezze: i Nuraghi, le tombe sacre, le distese incontaminate, guardo i boschi di Lecci, i fiumi, le saline, gli stagni. Sogno le Janas, gli Elfi, adagiati sulle rive che giocano con le sirene. E guardo in alto in quel cielo azzurro dove le aquile reali sono padrone. Certamente la Sicilia è Bella e mi è piaciuta tanto , certamente millenaria storia, così come la nostra, noi sardi, i Nuragici, orgogliosi,alteri popolo di navigatori, di guerrieri. Ecco, niente paragoni, due isole sorelle che quasi si toccano, se allungano le lunghe braccia. Isole sorelle anche nei Nobel con Pirandello e Grazia Deledda. E Poi, essendo sarda, che dire: amo fortemente la mia terra, e in quel tour di otto giorni, la Sardegna mi è stata sempre accanto e non è mancata occasione che io la raccontassi. Rosaria Floris
Ultima modifica ilDomenica, 10 Settembre 2017 20:50

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