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Emergenza Covid-19. Le Unità Speciali territoriali per la cura a domicilio dei pazienti positivi al virus

In evidenza Emergenza Covid-19. Le Unità Speciali territoriali per la cura a domicilio dei pazienti positivi al virus

Ne ha parlato anche il Prog. Galli nella sua intervista pubblicata oggi su L'Unione Sarda dove, tra le altre cose, esorta le istituzioni regionali a prendere in considerazione il potenziamento dei servizi medici territoriali per evitare il ricorso - molto spesso tardivo - alle cure ospedaliere.

In alcune zone della penisola questo messaggio è già stato recepito e sta dando buoni frutti. E' il caso di Piacenza dove, su iniziativa di un medico oncologo, dott. Luigi Cavanna, è stato attivato un servizio "porta a porta" per cercare di assistere e curare a domicilio le persone risultate postive al Covid-19. In sostanza, il dott. Cavanna e alcuni suoi assistenti hanno allestito un piccolo team che, dotato di un saturimetro, un ecografo portatile e un sacchetto di farmaci, ha iniziato a girare casa per casa per cercare di individuare precocemente i casi di coronavirus, trattandoli subito presso il loro domicilio, evitando così che gli stessi peggiorassero e finissero ricoverati in ospedale.

Una iniziativa che nel giro di due settimane, lavorando quotidianamente, ha consentito di abbatte notevolmente il ricorso al ricovero ospedaliero. Ricovero che rappresenta molto spesso una via senza uscita in quanto arriva quando il quadro clinico è già compromesso. A conferma di ciò è stato rilevato che chi si rivolge al pronto soccorso lo fa troppo tardi, decorsi diversi giorni (in media 15) con febbre e tosse, per poi arrivare alle difficoltà respiratorie.

Al fine di evitare di giungere a questo punto, il team del dott. Cavanna ha iniziato a trovare domiciliarmente i pazienti Covid-19, fin dai primi giorni di malattia, provando in tal maniera ad anticipare l’evoluzione del virus. L’identificazione veloce della patologia, ma soprattutto le cure con gli antivirali, possono infatti portare ad una svolta della situazione. E così, dopo una prima fase di interventi rivolti principalmente ai pazienti oncologici, la ricerca è stata estesa anche ad altri pazienti.

Considerando che in Sardegna non si è ancora giunti ai livelli di criticità che stanno vivendo molte realtà lombarde e venete, e quindi si è potenzialmente in tempo per prendere adeguate contromisure, il sistema adottato a Piacenza dal dott. Cavanna potrebbe rappresentare una mossa vincente, peraltro già replicata in diverse zone del Nord Italia.

Oltre ad offrire un valido aiuto ai pazienti e alle strutture ospedaliere, eviterebbe anche il ricorso a forme di assistenza domiciliare non adeguate e quindi molto pericolose. Circostanza che si stà già manifestando in diversi comuni della Sardegna dove viene richiesto agli operatori privati del terzo settore - generalmente cooperative sociali incaricate dai servizi sociali comunali a svolgere i tradizionali servizi di assistenza domiciliare di carattere socio assistenziale, come igiene del personale, preparazione pasti, pulizie ecc - di attivare il servizio anche a favore di utenti risultati positivi al Covid-19. Utenti che in alcuni casi sono stati "abbandonati" da chi dovrebbe svolgere il servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI), per i quali occorrono apposite competenze medico-infermieristiche, unitamente ad una formazione specifica sui rischi, che gli operatori dei tradizionali servizi di assistenza domiciliare (generalmente Oss) non possiedono. Si pensi ad esempio alla formazione sull’utilizzo di dispositivi di protezione individuale di III categoria (Mascherine FFP3) o alle competenze specifiche per l'esecuzione delle procedure di prevenzione previste dai protocolli Covid-19. A ciò si aggiunge la grave problematica della irreperibilità sul mercato di adeguati DPI.

La domanda a questo punto è: perché non attivarsi immediatamente come ha fatto il dott. Cavanna a Piacenza e come hanno fatto in altre zone del Nord Italia? Come mai autorità sanitarie, istituzioni regionali e locali hanno ancora preso in considerazione tale modalità operativa?

Non è necessario inventarsi niente, basta vedere quanto previsto dal Decreto Legge 9 marzo 2020, n. 14 - "Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all'emergenza COVID-19" (GU Serie Generale n.62 del 09-03-2020).

Federico Cheri

Ultima modifica ilDomenica, 29 Marzo 2020 16:00

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