l’Eurallumina è ferma da anni, gli operai chiedono un piano industriale che non è stato mai definito e tanto meno avviato.
Oggi a 40 metri dal suolo gli stessi operai protestano per la mancata attenzione del ministero dell’Industria e del Made in Italy, che ha protratto al 10 dicembre un incontro su quello che sarà il futuro dell’industria. Un futuro che non sembra roseo, vista la condizione degli impianti del polo industriale di Eurallumina e il futuro di uno sviluppo dagli elevati consumi energetici, per il lavoro specifico che comporta la produzione dell’ossido di allumino.
Così come la Sider Alloys, sorta dalle ceneri dello stabilimento dell’Alcoa, che si insediò dopo l’Alsar senza mai mutare condizioni e tecnologia.
Eurallumina è passata di mano non sappiamo più quante volte e probabilmente di fronte alle condizioni mondiali di consumo dell’allumina, di cui la Cina è la più grande produttrice, con oneri del costo di lavoro ed energetici non comparabili con i nostri, probabilmente passerà ancora di mano.
Un’industria manifatturiera e siderurgica è necessaria nel nostro paese, ma non esistono decisioni capaci di indicare una via specifica, in quadro ecologicamente ed energeticamente compatibile verso cui l’intera Europa è rivolta da anni.
Il Sulcis muore ogni giorno, di fronte a pretesti e false proteste, promesse e impegni, un gioco disastroso che in oltre 40 anni ha portato il polo industriale ad una morte pressoché totale e a una incompatibilità ambientale da mondo in via di sviluppo.
la sanità locale registra patologie e decessi nel silenzio aberrante di una politica che è sempre stata populista e illusoria nei confronti di quest’area, tra le più povere d’Europa, e che sembra avere come chances per lo sviluppo solo la produzione di armamenti.
Maurizio Ciotola