Effettivamente l’annuncio dell’estensione della zona rossa a un’area particolarmente vasta, che include parte rilevante del centro della città di Cagliari, ha lasciato sbigottito più di un cittadino.
Se negli anni, gli episodi di violenza si sono ripetuti nella piazza del Carmine e in alcune vie adiacenti, per cui oltre alla sorveglianza temporanea con unità mobili delle forze dell’ordine nella piazza stessa, poco è stato fatto, è pur vero che questa estate l’avvio di un progetto di coinvolgimento della piazza, nella kermesse estiva della città, ha dato un importante contributo a mutare la frequentazione della stessa.
Il ministro dell’Interno di suo moto ha imposto ed esteso la zona rossa sperimentale, con controlli serrati nella piazza fino alle aree limitrofe che coinvolgono piazza Matteotti, in cui si affacciano le stazioni ferroviaria e degli autobus, oltre a palazzo Bacaredda sede del Consiglio Comunale e del sindaco.
Abbiamo voluto fare un giro nelle ore serali, subito dopo la chiusura delle attività commerciali e degli uffici, constatando una discreta desolazione in una piazza come quella della Madonna del Carmine, in cui la gente pullulava e non solo i malintenzionati o spacciatori.
Così come in stazione, nella piazza matteotti e in viale la Plaia dove erge il campus Emilio Lussu, che gli studenti raggiungono senza eccessivo timore.
La zona rossa estromette chi è segnalato dalle forze dell’ordine o non ha i requisiti di soggiorno in regola. Li fa allontanare, ma ci chiediamo, dove? Cos’è di fatto una zona rossa che opera una sorta di screening per espellere all’esterno i non idonei alla sua frequentazione? Dove vanno gli espulsi, in altri spazi che poi diverranno altre zone rosse, o saranno spazi dimenticati, la cui non centralità, come accade nel resto della città, non interessa nessuno?
Perché il Comune, di concerto con la regione e il governo nazionale, non mettono in piedi un piano di inclusione, che non preveda solo azioni repressive capaci di spostare, ma non risolvere le problematiche della delinquenza organizzata e dello spaccio di stupefacenti?
Maurizio Ciotola