Se la viabilità primaria in Sardegna rasenta il disastro, in ambito stradale come in quello ferroviario, quella secondaria è oramai abbandonata da anni, per via dei limiti di spesa cui le amministrazioni sono legate.
Le strade provinciali, che si sviluppano nell’Isola per quasi 6000 kilometri non godono di buona salute. Tante le interruzioni con relative micro deviazioni, dubbia rispondenza alle norme previste per la sicurezza stradale, come nel caso dell’incidente di ieri sulla SP 27 all’altezza di Villagrande, dove tre persone hanno perso la vita finendo con l’auto nella scarpata, a causa del cedimento del guardrail. Il Pm ha poi deciso di operare il sequestro del guardrail per appurare la rispondenza alle prescrizioni previste.
Interventi in soccorso e di rattoppo, che non garantiscono la sicurezza della viabilità sui quasi 6000 km di strade provinciali, nonostante i 39 milioni di euro stanziati dal Ministero dei Trasporti e altri 4 dalla Regione grazie all’ultimo assestamento di bilancio.
I mancati interventi, relativi ai decenni precedenti e causati dalla necessità spasmodica di giungere al contenimento delle spese, sono origine dell’insicurezza esistente e dello spropositato, ma insufficiente impegno economico per il riallineamento con i criteri necessari per la sicurezza nelle strade.
Un altro passo essenziale dovrebbe essere quello di operare controlli in fase esecutiva delle manutenzioni, come delle realizzazioni, a garanzia di un bene che dovrebbe garantire il servizio svolto sull’intera struttura e non solo per i collaudi a campione, quando vi sono, o sulla rispondenza ipotetica al capitolato.
Perché una vita persa per le inadempienze costruttive e di manutenzione, che potrebbe essere equiparata a un omicidio stradale, non riprenderà più a vivere anche dopo l’esigua ed eventuale condanna dei responsabili.
Maurizio Ciotola