È l’ennesimo infortunio sul lavoro, e visto il trend dall’inizio dell’anno, non sarà nemmeno l’ultimo.
Ieri nello stabilimento 3A di Arborea un uomo, che lavorava vicino a un macchinario in movimento, è stato urtato e la gamba è stata schiacciata provando una semi amputazione.
Proprio ieri l’Inail forniva i dati degli infortuni sul lavoro dall’inizio dell’anno: 497.341 in 10 mesi con un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente dell’1,2 %. Di questi, i casi mortali, sempre nei dieci mesi in esame, dal 1° gennaio al 1° dicembre, sono 896, con un incremento di 6 casi rispetto allo stesso periodo del 2024, segnando un + 0,7%.Annunci tanti, indignazione ancor di più, vesti strappate, scioperi generali non pervenuti per questi motivi, con una crescita continua degli infortuni già elevatissimi.
Giusto per renderci conto di ciò ce avviene nel mondo del lavoro italiano, ogni giorno muoiono sul posto di lavoro 3 persone e 1657 subiscono infortuni, tra i quali il 16% con handicap permanenti. Una vera e propria ecatombe in un Paese ove esiste una legge sulla sicurezza sul lavoro, che non ha eguali nel mondo occidentale avanzato.
Una legge disapplicata, ancora non assimilata dalla cultura dei lavoratori e soprattutto dei datori di lavoro, ma che nei fatti resta inapplicata in parte per l’assenza di tutela dei lavoratori, spesso posti sotto ricatto dai loro datori, sulla scelta tra il rispetto delle norme e la velocità di esecuzione del lavoro, su cui si gioca la concorrenzialità sul mercato.
Accordi, sanzioni, leggi, che non fanno il loro corso e che per la mancata applicazione determinano una ecatombe simile a uno scontro bellico, dove però le persone vanno semplicemente a lavorare alo scopo di portare a casa il denaro per poter vivere, e non sempre in misura soddisfacente.
È inaccettabile per una Repubblica fondata sul lavoro, perché questo è il lavoro che uccide o rende disabili e talvolta per ciò che viene prodotto e per come lo si produce uccide anche tanti altri.
Maurizio Ciotola