Domenica 22 e lunedì 23 siamo chiamati alle urne per il referendum popolare confermativo della legge costituzionale sulle norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare, già approvata in Parlamento.

La legge non è relativa alla separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, che con legge specifica esiste già, quanto l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i magistrati che ricoprono la funzione giudicante e l’altro per i magistrati che svolgono la funzione requirente, i pubblici ministeri. Vi è poi l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare composta da 15 membri che escluderà i consigli superiori dal giudizio disciplinare sui giudici e sui pm. È importante sapere che per questo tipo di referendum non esiste alcun quorum.

L’aspetto importante è che questa sostanziale mutazione dell’ordine giudiziario non porterà alcun beneficio sul piano della velocizzazione dei processi e sostanzialmente, dell’applicazione del procedimento giudiziario, in cui in modo evidente beneficeranno comunque, coloro che hanno gli strumenti economici per ingaggiare una difesa robusta e costosa.

L’altro e ultimo aspetto è che il clima determinato dallo scontro politico istituzionale è assolutamente inaccettabile, laddove una modifica costituzionale invece, dovrebbe ricercare una convergenza ampia e condivisa.

Il grado di maturità politica attuale non è adeguato a modifiche di tale portata che, nei fatti mirano a una politicizzazione dell’organo requirente, il pubblico ministero, in maniera netta e decisa.

Un pericolo importante, perché se già oggi abbiamo difficoltà nel trovare quel famoso giudice a Berlino che mostri equilibrio, con la modifica costituzionale, non potrà più esserci a meno di appartenere alla classe politica dominante, qualunque essa sia.

Maurizio Ciotola

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