Il piano energetico e ambientale regionale non c’é. Abbiamo solo la soddisfazione dell’assessore dell’Industria Emanuele Cani, per i passi compiuti dall’Università di Cagliari e Sassari.

Il piano è per il 2030. Siamo a metà del 2026 e se il PEARS sarà pronto per la fine dell’anno, forse, significa che per avviare l’attuazione dello strumento varato rimarranno solo tre anni. 

I tempi che stiamo attraversando viaggiano ad una velocità che non ammette più ritardi e lentezze, le prime determinate da lobby e pressioni politiche, le seconde dagli strumenti di elaborazione a disposizione non più adeguati. Vi è poi la parolina magica che tende a positivizzare i ritardi o a giustificarli, la transizione “giusta”. L’aggettivazione della transizione energetica, per arginare le spinte, respingere le avversità, con lo scopo di indicare una via di mezzo di cui solo la percezione e non la quantificazione oggettiva, viene data. 

Aspetti che il PEARS dovrebbe esplicitare al più presto e in termini evidenti, perché l’evoluzione in corso non consente fermate, soprattutto dopo le recentissime accelerazioni mondiali. Non sappiamo chi sarà alla guida della Regione nel 2030 e, nello stesso tempo, le necessità energetiche di sviluppo e transizione, non consentiranno ulteriori ritardi, che già ci trasciniamo da decenni a causa di una evidente incapacità politica che preferisce indugiare piuttosto che decidere. Indugi che noi cittadini, insieme alle piccole e medie imprese, paghiamo con oneri sempre più insostenibili. 

Per la stesura del Piano Energetico e Ambientale, ci si dovrebbe avvalere di esperti di energia e ambiente, non solo dei primi. La Regione dovrebbe sostenere economicamente i diversi soggetti che partecipano ai vari livelli, compresi i laureandi coinvolti, e finanziare l’acquisizione di strumenti adeguati allo scopo, per  rendere fluida e veloce la stesura del piano. Insomma, non sono sufficienti i tavoli e gli annunci.

 Maurizio Ciotola

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