La città di Cagliari presenta ostacoli per i disabili nelle strade e per l’accesso a monumenti e luoghi di fruizione pubblica, in una misura intollerante.
Certo, non siamo più nelle condizioni in cui un ragazzo, negli anni novanta, reso disabile da un incidente, per protestare contro l’inadeguatezza delle strutture pubbliche che non gli consentivano il movimento in autonomia, si lanciò dalla piattaforma dell’ascensore del bastione togliendosi la vita.
Solo per questo fatto, che colpevolizzò l’amministrazione di allora e le precedenti, ma oggi possiamo dire anche le successive in misura non diversa, sul piano sostanziale, ecco, solo per questo, dovrebbero essere impiegate risorse sufficienti a rendere vivibile una città con troppe barriere architettoniche.
Se i cittadini troppo spesso si mostrano maleducati e inosservanti dei divieti e degli spazi, sottraendoli ai diversamente abili, è pur vero che l’amministrazione comunale non viglila e non vara piani alternativi quando questi spazi vengono sottratti da interventi manutentivi, che seppur non in capo al comune, su cui la stessa amministrazione cagliaritana deve comunque vigilare.
Se i lavori riguardano l’ARST, come per la metropolitana esterna, o la Sovrintendenza delle belle Arti, o Abbanoa, piuttosto che l’Enel o la telefonia, e questi riducono già i pochi spazi disponibili, non possono essere i diversamente abili a dover pagare il prezzo e dover rinunciare alla mobilità già troppe volte impedita.
Se i tecnici hanno poco tempo o difficoltà a fare i sopralluoghi nella città, le istituzioni locali potrebbero vivere la città, piuttosto che solo gli uffici, per capire il disastro in atto e la divisione generata per chi può muoversi senza aiuti e chi non può.
Maurizio Ciotola