Impedire che le merci sarde paghino la decarbonizzazione del resto d'Italia e fare in modo che si attui finalmente il diritto all'insularità, fino ad ora un mero auspicio.
Con questo obiettivo, i consiglieri regionali dei Riformatori sardi, Aldo Salaris, Umberto Ticca e Giuseppe Fasolino, presentano una proposta di legge che punta a dirottare il "100% dei proventi della Carbon Tax marittima (Eu Ets)" verso un nuovo fondo per la continuità territoriale delle merci e la transizione green delle isole.
Alla base dell'iniziativa l'inerzia del governo centrale che, da cinque anni a questa parte, non applicherebbe una norma di rango costituzionale, impedendo che le quote delle aste sull'Ets, che i sardi pagano, tornino in Sardegna per essere reinvestite nell'Isola come succede nel resto d'Italia.
Una situazione che danneggia fiscalmente le imprese sarde, che scontano già un costo logistico superiore del 34% rispetto al resto del Paese e che invece porta dei vantaggi attraverso incentivi continentali, come il Ferrobonus, inapplicabile nell'Isola.
Per il 2025 si stimano proventi Ets per circa 150 milioni di euro generati dalle rotte sarde. I Riformatori quantificano che la quota da recuperare si attesterebbe su circa il 38-39% di 150 milioni. Risorse che potrebbero confluire nel nuovo "Fondo per la continuità delle merci insulari e per la decarbonizzazione".
La proposta di legge chiede inoltre di superare il meccanismo del "Sea Modal Shift basato sul chilometro stradale evitato", sostituendolo con il criterio della "tratta marittima effettivamente percorsa".
Infine il contributo sarà modulato in base alla "classe ambientale dei veicoli e all'uso di biocarburanti certificati (HVO), con una riserva del 30% delle risorse dedicata alle micro e piccole imprese con sede nelle isole".
In base alle verifiche dei Riformatori, la misura sarebbe a costo zero per lo Stato, operando una riallocazione di entrate esistenti, ed è coerente con i modelli già adottati in Europa per la Corsica e le isole greche.