La crisi energetica produce effetti devastanti in un sistema come quello occidentale in cui i cicli produttivi si ergono su mobilità e ciclicità sistematica delle produzioni.
Oggi non esiste elemento economico che può fare a meno di una fonte di energia, elettrica o da carburanti fossili. La mobilità che consente il raggiungimento dei luoghi di lavoro o di divertimento, oggi è pregiudicata dai costi crescenti e dall’approvvigionamento, di cui si ha difficoltà viste le guerre in atto, di cui non abbiamo segnali di fine.
Vi sono poi tutti i prodotti chimici dei derivati petroliferi, che subiranno nei prossimi mesi impennate legate agli approvvigionamenti oramai dai costi esosi o per quelli mancati che, in funzione dell’esigua disponibilità, subiranno un escalation dei prezzi.
Una situazione cui pare vi siano solo alcuni accenni insieme a una volontà di abbassare i toni per non incidere sul manovratore mondiale che ha determinato queste guerre, Stati uniti e Israele.
Ma per venire alla Sardegna, che in quanto Isola è legata ai trasporti, a una mobilità irrinunciabile, il costo di questa crisi sarà devastante, per la condizione già precaria dell’economia sarda, che da oltre trent’anni naviga a vista con soluzioni da propaganda elettorale.
Se il turismo è uno dei pilastri fondamentali della nostra economia, inserito purtroppo in una strutturazione casuale e a volte selvaggia, l’incapacità di risposta a questa crisi sarà pesante e solo in parte i bonus economici potranno impedire il disastro.
Vi è la necessità di individuare una via, attraverso una strutturazione del modello turistico, culturale, ambientale offerto, in una coniugazione vincolante tra gli operatori economici e i vettori dei trasporti, che sappia far fronte a oscillazioni più o meno pesanti del mercato, che come in questo caso, determina effetti devastanti in una economia fragile e mal organizzata.