Le conseguenze della guerra USA e Israele contro l’Iran e della guerra russo-Ucraina, hanno avuto e continuano ad avere pesanti ricadute economiche.
Ci avviamo verso il primo inverno con la guerra in Medio Oriente e i dati sono già evidenti per l’incremento dei prezzi del gas e dell’energia elettrica prodotta con turbine a gas. Parliamo, su una proiezione annua, di circa 18 MLD di euro in più, come ha dichiarato il presidente del consorzio che riunisce i grandi consumatori, Gas Intensive.
Se i prezzi spot attuali si mantenessero costanti, tutto il comparto, tra cui acciaio, carta, chimica, ceramica, vetro, cemento, potrebbe trovarsi a pagare - a livello prospettico su base annua - il 133% in più per il gas e l’87% in più per l’elettricità.
Arriviamo a noi in Sardegna, dove siamo ancora quasi totalmente gas free. In base allo sviluppo previsto anche dal piano energetico e ambientale regionale, ancora al varo, la nostra Isola dovrà sviluppare una rete per il gas e ovviamente impianti di gassificazione, nei porti di Oristano e Porto Torres e non è chiaro, in quello di Cagliari.
Quali sarebbero gli utenti energivori in Sardegna? allo stato attuale nessuno, e in prospettiva ancora nessuno. Perché non esiste alcun piano industriale di conversione in tal senso e per fortuna, giacché altrimenti anche le nostre industrie subirebbero, proquota, quel disastroso incremento dei prezzi.
Ci sarebbero solo piccoli e medi utenti, forse, ma che con questi incrementi dei costi, non aumenteranno, anzi diminuiranno ritornando all’elettrico e all’autosufficienza combinata tra fotovoltaico e batterie.
Possiamo ritenere folle e con oneri per la società inaccettabili, quello che consentirà lo sviluppo della rete del gas sull’Isola?
Probabilmente si perché pagheremo due volte, la prima per gli oneri della sua realizzazione insieme agli impianti, con i soldi del contribuente, la seconda con la dipendenza dal gas e i suoi costi, su base singola, qualora questa avvenga.
Maurizio Ciotola