La Cayenna? No, ma ciò che è stata L’Asinara, estesa all’intera Isola. Com’era già definito nei progetti degli anni passati, a partire dalla chiusura del supercarcere.
La Sardegna, un’Isola che per la sua dislocazione e la possibilità di controllo, per la già presente e ben inserita struttura militare e delle forze dell’ordine , poteva ed é divenuta un supercarcere diffuso. Così com’è già evidente, leggendo numeri e drammi che si consumano negli istituti di pena dell’Isola.
Istituti di pena per i quali a parte una forte azione del volontariato, nessuno ha pensato alle condizioni disumane in cui i detenuti hanno vissuto il caldo di questa estate soffocante.
Ma per tornare al 41 bis, ai detenuti in regime di sorveglianza speciale, che dovevano essere inviati in Sardegna e per cui si era avviato un confronto tra la Regione e il Ministero, questi sono giunti in forza, 80 detenuti in regime speciale da sommare agli altri esistenti.
Con un potenziale rischio di legami parentali e delinquenziali, che potrebbero insediarsi sull’Isola, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire.
Una situazione definita dal Governo che, coscientemente o non coscientemente, rischia di contribuire a stimolare la delinquenza mafiosa sull’Isola. Per questo non potrà essere solo la maggioranza regionale ad opporsi a questa violenza governativa sulla nostra regione.
E' necessaria una mobilitazione generale che finalmente faccia uscire quest’Isola dalla maledizione spagnola, pocos, lòcos e male unidos. Perché le conseguenze non sono misurabili per l’entità che avranno in futuro e di questo dobbiamo esserne tutti consapevoli, fuori dalla partigianeria di partito.
Maurizio Ciotola