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Cagliari. Taglio degli alberi in Via del Cammino Nuovo: inviati gli atti alla Procura della Repubblica

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha provveduto a inoltrare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, al Ministero della Cultura, alla Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari, ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, quanto emerso dalla precedente istanza di accesso civico e informazioni ambientali, in merito ai tagli di quattro esemplari ad alto fusto di Ailanto. Tagli che, in base a quanto asserito dall'associazione ecologista, sarebbero stati effettuati in assenza di autorizzazioni paesaggistiche e culturali, nonché in assenza di ordinanza contingibile e urgente per la tutela della pubblica incolumità.

"Nello scorso mese di marzo 2022 - ricorda infatti il GrIG - c’è stato il taglio di alcuni alberi ad alto fusto in Via del Cammino Nuovo, sotto il Bastione di Santa Croce del Castello di Cagliari. Nessun cartello “inizio lavori” - aggiunge l'associazione - nessuna specifica ordinanza contingente e indifferibile per ragioni di incolumità pubblica sul sito web istituzionale del Comune di Cagliari. Insomma, nessuna spiegazione, solo il rumore delle motoseghe". L'operazione di Via Cammino Nuovo offre all'associazione ecologista lo spunto per esprimere le proprie critiche nei confronti della gestione del verde pubblico da parte dell'Amministrazione Comunale: "purtroppo, la politica del verde pubblico a Cagliari, nonostante roboanti annunci nel corso degli anni, non ha mai brillato per efficacia e semplice buon senso. Alberi tagliati e mai sostituiti in numerose zone della città, potature, capitozzature che sembrano uscite da incubi, malsani progetti di sostituzione di rigogliosi alberi secolari con insignificanti alberelli orientaleggianti, roba così. Ed è meglio non parlare delle aree naturalisticamente più importanti affidate alla gestione comunale - continua l'associazione - come i siti di importanza comunitaria (“Torre del Poetto” e “Monte S. Elia, Cala Mosca, Cala Fighera”) presenti sulla Sella del Diavolo, progressivamente illecitamente degradati da sempre nuovi percorsi per mountain bike che scorrazzano in lungo e in largo senza che l’Amministrazione Comunale – pur sistematicamente sollecitata – muova una paglia".

Cagliari. Nuovamente amianto sulla spiaggia del Poetto?

La denuncia arriva dall'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico (GrIG) che ha rilevato, nel tratto di spiaggia compreso fra lo stabilimento balneare “Il Lido” e il chiosco “Malibù”, la presenza di numerosi detriti apparentemente contenenti amianto. La stessa associazione ha segnalato il rinvenimento del materiale cancerogeno, attraverso un’istanza di bonifica ambientale al Comune di Cagliari, alla Guardia Costiera, ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e al Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale.

"Non basta la scandalosa telenovela dei degradanti sacchetti – attacca il GrIG - la spiaggia del Poetto, a Cagliari, alla vigilia della nuova stagione estiva sembra esser coinvolta da un ennesimo fatto negativo".

In particolare il GrIG mette in evidenza il degrado progressivo del litorale: "la spiaggia del Poetto, appartenente al demanio marittimo e tutelata con i vincoli paesaggistico e di conservazione integrale, ha subìto e subisce vari fattori di degrado e già nel 2012 fu teatro di un’ampia operazione di bonifica ambientale da detriti di amianto". Da qui l'auspicio che siano svolti rapidi accertamenti sull’esatta natura dei detriti – rifiuto e la conseguente bonifica ambientale.

Portoscuso. Pista ciclopedonale di Capo Altano: realizzata con autorizzazione paesaggistica scaduta?

E’ quanto si chiede l'associazione ecologista Gruppo di Intervento Giuridico Onlus (GriG) che fa notare come per la realizzazione dell'opera l’autorizzazione definitiva del Ministero dell’Ambiente è del novembre 2014. Stiamo parlando di oltre sette anni fa e pertanto l’autorizzazione paesaggistica del maggio 2014 avrebbe perso definitivamente efficacia nel novembre 2020, mentre i lavori apparivano in corso di completamento nel dicembre 2021. Infatti - come ricorda l'associazione ecologista l’art. 146 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. afferma testualmente che “l'autorizzazione é efficace per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati lavori deve essere sottoposta a nuova autorizzazione. I lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell'autorizzazione possono essere conclusi entro e non oltre l'anno successivo la scadenza del quinquennio medesimo. Il termine di efficacia dell'autorizzazione decorre dal giorno in cui acquista efficacia il titolo edilizio eventualmente necessario per la realizzazione dell'intervento, a meno che il ritardo in ordine al rilascio e alla conseguente efficacia di quest'ultimo non sia dipeso da circostanze imputabili all'interessato” Quanto sostiene il GriG é che non sia stata comunicata alcuna proroga di efficacia e, se così fosse, i lavori risulterebbero privi di autorizzazione paesaggistica. In aggiunta, si tratta di un’area tutelata con vincolo di conservazione integrale. Per questo motivo l'associazione ritiene che "una nuova valutazione dell’impatto paesaggistico avrebbe – forse – portato a evitare quello che appare un vero e proprio scempio ambientale nell’unico tratto di territorio comunale ancora scampato in quella terra di pesante inquinamento industriale, devastanti effetti sulla salute, subdoli ricatti occupazionali e apatie sociali".

"Purtroppo - si legge in una nota stampa dell'associazione - il GrIG è intervenuto millanta volte nel corso degli anni contro il devastante inquinamento ambientale, sanitario e sociale a Portoscuso. E l’Amministrazione comunale spesso e volentieri ha fatto orecchie da mercante, a iniziare con il tentativo – reiterato quanto disperato – del GrIG di far aprire gli occhi sull’alternativa del ciclo dell’alluminio riciclato al posto della riattivazione pura e semplice della produzione di alluminio primario con tanto di ampliamento del bacino dei fanghi rossi, pesante inquinamento, devastanti problemi sanitari. Finalmente è stata fatta la bonifica di quella sciagurata messa in posa delle scorie Waelz sulla viabilità ad opera sempre del Comune di Portoscuso alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, ma buon senso avrebbe voluto quantomeno una mitigazione dell’impatto cromatico e paesaggistico, oggi visibile anche a grande distanza. La pista ciclopedonale è senza dubbio molto ecologica, green, politicamente e socialmente corretta. Quello che sfugge ad alcuni - si legge ancora nel comunicato stampa - è che non è obbligatorio sanare uno scempio ambientale con un altro (pur diverso) scempio ambientale: non è obbligatorio realizzare quella pista ciclopedonale con quelle tipologie cromatiche dal pesante impatto paesaggistico in uno dei pochi lembi del territorio comunale che sono riusciti in qualche modo a conservarsi nonostante l’indefessa opera umana degli ultimi sessant’anni. Una pista con caratteristiche da ambito urbano non s’inserisce paesaggisticamente in ambito costiero, non è difficile da capire. Ma non ce la possiamo fare. E quella pista ciclopedonale ce lo conferma. Basti pensare che cosa significherebbe in termini di impatto paesaggistico/ambientale una striscia rossastra larga tre metri lungo tutti i litorali sardi: altro che incentivazione al cicloturismo responsabile, altro che paesaggi incantevoli da pedalare, sarebbe uno scempio folle, che non piacerebbe nemmeno ai cicloturisti".

Iglesias. Perché sono stati tagliati i Pini del giardino della Scuola elementare Via Tenente Cacciarru?

"I pini stavano causando diverse problematiche alle vicine strutture della scuola, sia sul piano fondale che di copertura, così come lamentato più volte, con diverse segnalazioni, dalla stessa scuola, dai genitori degli alunni e dai sopralluoghi effettuati dai competenti uffici tecnici comunali. In particolare si ricorda l’ultima trasmessa per posta elettronica ordinaria da un nonno di due bambini con cui si chiede di intervenire con urgenza” E' quanto comunicava Il Comune di Iglesias – Settore tecnico-manutentivo – Ufficio Ambiente, in risposta all'istanza di accesso civico e informazioni ambientali avanzata dall'associazione ecologista Gruppo di Intervento Giuridico Onlus (GriG), finalizzata a conoscere le motivazioni del taglio dei Pini che dimoravano nel giardino della Scuola Elementare di via Tenente Cacciarru. Una risposta che non soddisfa pienamente l'associazione ecologista che ha dovuto constatare il taglio di tutti i Pini da parte della società in house, "Iglesias Servizi"a seguito della “rottura e conseguente caduta a terra di una branca principale, con trascinamento di parte del tronco, di un pino, probabilmente a causa delle avverse condizioni metereologiche gravanti sul territorio comunale”.

"Dalla risposta del Comune di Iglesias - fa notare infatti l'associazione - non emerge alcun accertamento tecnico-scientifico svolto da personale professionalmente abilitato (es. agronomo, tecnico forestale, ecc.) sulla reale pericolosità e rischio di crollo di tutti gli alberi (solo uno si era spezzato), né l’analisi metodologica Visual Tree Assesment, tantomeno una tomografia ultrasonica tri-dimensionale, metodologia decisamente più puntuale. In parole povere - attacca il GriG - sembra che a decidere la sorte di quei diversi esemplari di Pinus, che inghiottivano anidride carbonica e donavano ossigeno in un luogo sensibile quale una scuola, siano stati le segnalazioni da parte dell’Istituto, di alcuni genitori degli alunni fra cui, “in particolare”, quella di “un nonno di due bambini”, e dei sopralluoghi di non meglio specificati tecnici comunali".

A confortare parzialmente l'associazione, l’assicurazione che sia “in corso di definizione … la messa a dimora di nuove piantumazioni presso il plesso scolastico, sicuramente adatte al contesto”, come precisato dal Comune di Iglesias. Ora l'auspicio del GriG é che "si tratti di alberi ad alto fusto e non di una siepe di Alloro, senza nulla togliere all'Alloro, che può crescere fino a 10 metri in altezza".

"Tanto si parla di cambiamenti climatici, di incendi distruttivi di boschi, di incrementi del verde pubblico cittadino - conclude l'associazione - e poi non emerge dalle politiche comunali sul verde pubblico la necessaria cura e attenzione verso alberi e alberature".

Sinnai. Foresta dei Sette Fratelli discarica abusiva

A denunciarlo è l'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico Onlus (GriG). La situazione di degrado lungo la strada vicinale di Monte Cresia, nel complesso forestale del Massiccio dei Sette Fratelli, é stata documentata dall'associazione ecologista che, in data 30 novembre 2021, ha provveduto all'inoltro di specifica istanza per la bonifica ambientale dell’ampio cumulo di rifiuti di ogni genere. Detriti da edilizia, bottiglie, imballaggi, elettrodomestici campeggiano in mezzo agli alberi. Di fatto l’area - come fa notare l'associazione - è tutelata con vincolo paesaggistico e rientra nel sito di importanza comunitaria/zona speciale di conservazione (SIC/ZSC) “Monte dei Sette Fratelli e Sarrabus”, ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE, e nella zona di protezione speciale (ZPS) “Monte dei Sette Fratelli”, ai sensi della direttiva n. 09/147/CE. Ad essere chiamati in causa dal provvedimento del GriG, il Comune di Sinnai, la Città metropolitana di Cagliari, i Carabinieri del N.O.E., il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale. Informata anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Come noto - ricorda l'associazione ecologista - l’abbandono ed il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee sono vietati dall’art. 192 del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni. In questo senso il sindaco competente dispone, con ordinanza a carico del trasgressore, in solido con il proprietario e con il titolare di diritti reali o personali sull’area, la rimozione dei rifiuti ed il ripristino ambientale. Trascorso infruttuosamente il termine assegnato, provvede d’ufficio l’amministrazione comunale in danno degli obbligati. Il GrIG auspica una rapida bonifica ambientale che riporti l’area forestale alle condizioni ambientali che merita.

Cagliari. I Ficus di viale Trieste non si toccano

"Giù la mani dai Ficus di Viale Trieste: sono un’alberata monumentale e una garanzia per la salute della Città". L'associazione ecologista Gruppo di Intervento Giuridico Onlus (Grig) non ci sta. Il piano di riqualificazione di viale Trieste, annunciato dal primo cittadino, Paolo Truzzu, proprio non piace. Alla base della contrarietà dell'associazione, l'impatto dell'intervento "su una delle più rigogliose vie alberate cittadine, lungo circa 1.300 metri, con decine e decine di esemplari di Ficus microcarpa di straordinaria bellezza ed efficacia nella purificazione dell’aria in una delle zone di maggiore traffico veicolare di Cagliari".

"Sono lì da decenni, forse un secolo - sottolineano gli ecologisti - le nostre città sono amiche del verde pubblico e della salute dei propri cittadini spesso soltanto a parole. Gli alberi vengono capitozzati, soffocati da cemento e catrame, tagliati, quasi mai sostituiti. E il verde pubblico si riduce, così come degrada la salute dei cittadini".

Un tema caro al Grig, che ricorda come "purtroppo, ben poco è stato fatto dalle amministrazioni comunali di Cagliari per ampliare le proprie aree verdi urbane a otto anni dall’entrata in vigore della legge 14 gennaio 2013, n. 10 sull’incremento del verde pubblico e privato nelle città. anzi......." Il riferimento é allo "sciagurato taglio abusivo di alcuni Pini d’Aleppo sul Viale Buoncammino" e "agli interventi sulle Jacarandae del Largo Carlo Felice". Insomma A supportare la contrarietà all'intervento, da parte dell'associazione ecologista, anche il fatto che Viale Trieste è uno degli assi viari storici di Cagliari ed è classificato “bene culturale” ai sensi dell’art. 10, comma 4°, lettera g, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.. In questo senso "qualsiasi intervento dovrà essere valutato dalla Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari". Insomma, si annuncia una battaglia, tanto che il Grig ha inoltrato una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni interventi finalizzata al diniego di autorizzazione storico-culturale, coinvolgendo il Ministero della Cultura, la Soprintendenza cagliaritana per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, lo stesso Comune di Cagliari e, per opportuna informazione, i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale.

Alghero. Punta Giglio: batteria costiera dismessa e interessi privati

"Perché tutti quei soldi al concessionario privato della batteria costiera dismessa di Punta Giglio?" A chiederlo é l’associazione ecologista Gruppo d’intervento Giuridico odv (GriG) che ha inoltrato una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli eventuali opportuni provvedimenti in merito alla preponderante quota - pari all'80% - riservata ad un concessionario privato. Ad essere coinvolti il Ministero della Transizione Ecologica, il Comune di Alghero, l’Azienda speciale del Parco naturale di Porto Conte. Informati inoltre la Procura Regionale della Corte dei Conti per la Sardegna e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari. Recentemente - evidenzia infatti l'associazione ecologista - con decreto Presidente Azienda speciale Parco Porto Conte n. 8 del 22 ottobre 2021, è stato approvato lo schema di “Protocollo Attuativo per la definizione delle modalità di gestione del museo a cielo aperto denominato M.A.P.S. nel compendio di Punta Giglio, che prevede all’art. 5 una percentuale preponderante dell’80% dell’importo dei biglietti venduti per l’accesso al Museo all’aperto del sito.

"Non si comprende - sottolinea il GriG - se tale biglietto e tale percentuale siano dovuti anche per chi volesse semplicemente farsi quattro passi nell’area naturale, senza visitare il Museo all’aperto, istituito con deliberazione Giunta regionale n.2/29 del 16 gennaio 2020".

"Di fatto - ci tiene a precisare l'associazione - dovrebbe esser rammentato che la gran parte dell’area è in proprietà esclusiva o indivisa della società Borgosesia s.p.a. e della Regione autonoma della Sardegna. L’intera area costiera di Porto Conte, compresa Punta Giglio, rientra nell’omonimo parco naturale, è tutelata con vincolo paesaggistico e con vincolo di conservazione integrale. Rientra, inoltre, nella zona di protezione speciale –ZPSITB013044 e nel sito di importanza comunitaria – SIC “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio”, ai sensi delle direttive n. 92/43/CEE sulla tutela degli habitat e n. 09/147/CE sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica".

"Anche le difficoltà – per usare un eufemismo – nel semplice accesso all’area naturale di Punta Giglio - attacca il GriG - dimostrano quanto fosse perlomeno inopportuna la vicenda della concessione e rifunzionalizzazione della batteria costiera dismessa così com’è stata avviata e condotta. Ora - conclude l'associazione - sembra che sia un problema anche accedere liberamente a Punta Giglio per fare una semplice escursione".

Cagliari. Ennesimo rogo "tossico" di rifiuti a Cagliari.

A denunciarlo é l'associazione ecologista Gruppo di Intervento Giuridico Onlus che, nei giorni scorsi ha individuato un rogo con rifiuti di ogni genere, nel campo abusivo rom di Via San Paolo.

"Il campo abusivo era stato finalmente sgomberato qualche ora prima dopo che anni di lassismo avevano consentito che diventasse una vera e propria discarica abusiva con modi illeciti si smaltimento dei rifiuti" - attacca l'associazione ecologista.

I roghi, domati con grande difficoltà e pericolosità da parte dei Vigili del Fuoco, dopo aver messo in sicurezza anche 50 bombole di gpl e una decina di acetilene, costituiscono un vero disastro ambientale, di origine dolosa. Di fatto sono stati trovati una dozzina di inneschi).

"Non sono certamente venuti dal Giappone per appiccare il fuoco - sottolinea l'associazione - ma certe dichiarazioni, quali “cercheremo senza sosta i 4 scemi responsabili di questo scempio per assicurarli alla giustizia. Perché la pacchia è finita”, il sindaco Paolo Clint Eastwood Truzzu può anche risparmiarsele".

Perché a Cagliari - continua l'associazione - la pacchia per chi da fuoco ai rifiuti per affari illeciti dura da decenni: dal campo nomadi comunale sulla S. S. n. 554, sequestrato dalla magistratura nel 2012, dopo numerose denunce ecologiste, anni di silenzi comunali e sprechi di soldi pubblici, al campo nomadi abusivo presso la S. S. n. 554, anch’esso sequestrato dalla magistratura dopo numerose denunce ecologiste e ora in attesa dell’udienza G.I.P. per il rinvio a giudizio. Anni di pacchia durante i quali l’Amministrazione Comunale di Cagliari non ha particolarmente brillato per attivismo, nonostante i suoi residenti – soprattutto dei quartieri di Mulinu Becciu e di San Michele – venissero regolarmente affumicati dai fumi tossici. Forse - insiste l'associazione - una discreta sorveglianza dopo l’avvenuto sgombero avrebbe evitato il rogo, il pericolo, l’inquinamento e – di sicuro – una spesa molto maggiore per la necessaria bonifica ambientale. Magari una riflessione in proposito sarebbe doverosa. O no?"

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