Inizia con una pallottola di carta, “La corsa dietro il vento”, con il grande attore italiano Gioele Dix e una bravissima attrice emergente, come Valentina Cardinali, che ha dimostrato di essere straordinaria ed una vera veterana. Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Massimo di Cagliari, da mercoledì 19 gennaio a domenica 21.

Siamo riusciti a scambiare due chiacchiere con Gioele Dix, protagonista e autore dello spettacolo.

Buongiorno Gioele, cosa ci puoi dire dello spettacolo?

"Questo spettacolo lo ho voluto dedicare a Dino Buzzati, lo scrittore che io amo di più. Ho fatto un lavoro, di ricomponimento dei suoi lavori più belli e cari a me. Li ho montati in un gioco teatrale che mette in risalto sia la sua grande capacità di mettere in evidenza personaggi e vicende umane, sia il suo speciale talento nel trovare, in storie normali e banali, quei segni del mistero e del destino, che rendono la nostra vita più particolare e speciale. Quindi ho giocato su una grande letteratura e con la mia lunga esperienza di palcoscenico".

Tra i tanti racconti che hai portato in scena, uno che più ricordi con piacere rispetto agli altri?

"Credo quello che ho conosciuto per primo. Nel senso, io ho letto Buzzati quando ero ragazzo, grazie al clima che c’era in casa. Infatti si  leggeva tanto, non esisteva ancora la televisione e la sera si leggeva o si giocava con il trenino. E poi, grazie anche ad un caro amico più grande di me, che mi fece conoscere Buzzati con “La giacca stregata”, storia stupefacente di un uomo che si fa fare da un sarto strano e ambiguo, una bellissima giacca, che lui veste a pennello. Ma poi scopre che questa giacca gli procurerà dei dolori terribili e questo racconto, secondo me, è la vera anima di Buzzati, che innesta in una storia apparentemente normale situazioni dove possiamo trovare pezzi di noi. Ed è qualcosa di ineffabile, aggettivo per lui perfetto, perché prova a raccontare quello che non si riesce a raccontare. Uno dei suoi tocchi magici".

Due domande extra spettacolo: hai fatto tanto cinema, tante fiction tv, mi ricordo una fiction degli anni’90 dove tu, da giovane architetto, dovetti dirigere un orfanotrofio.

"Bravissimo, che memoria. Il ricordo che hai è forse la cosa più importante che ho fatto da protagonista. Erano dodici puntate, nel 1996. Ero un giovane attore. Mi fecero, questa proposta, che io non potei rifiutare, ed è stata una bellissima esperienza. Una storia molto complicata, drammatica, ma molto bella".

Mi ricordo anche un tuo piccolo ruolo in un film tv con Luca Zingaretti dove interpretavi un magistrato

"Giustissimo. Questa era esperienza è meno importante, ma tutto il lavoro è importante, quando te lo offrono. E tu lo devi svolgere al meglio e con grande impegno. Era un piccolo ruolo, perché mi ammazzavano subito. Ma importante, perché intorno a questo ruolo ruotava tutta la storia".

Come tanti attori hai la capacità di spaziare da ruoli drammatici a quelli comici. Ci ricordiamo tutti di due personaggi: L’automobilista incazzato e l’imitazione di Alberto Tomba a “Mai dire gol”. Come saluterebbe Albertone?

"Lo sapevo, che volevi arrivare qui. L’automobilista incazzato è un personaggio, che mi porterò dietro tutta la mia vita perché una mia creatura e ne sono orgoglioso. Nata dall’osservazione del mondo al volante, di me stesso e degli altri. La personalità che cambia, con un' auto- osservazione in auto. Invece, per quanto riguarda Tomba: “Ma tu caro amico per chi…allora cos’è Cagliari, no perché tanto…non ho capito per chi scrivi…comunque guarda, tante volte perché io… la gente lo sa, perché al cancelletto, quando facevo le gare, ma tu lo sai che non è…comunque sei bravo te…hai capito? Questo è il saluto, che ti fa Tomba, hai capito?”»

Grazie Albertone, da un gigante dello sport è un onore.

Daniele Cardia

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