Il fascino (in)discreto della borghesia tra i simboli della ricchezza e del potere e il confine invisibile ma invalicabile delle differenze di classe.
E' quanto promette “Le Serve” di Jean Genet, un classico del Novecento in tournée nell'Isola mercoledì 5 marzo alle 20.30 al Teatro San Giuseppe / Teatro Bocheteatro di Nuoro, giovedì 6 marzo alle 20.30 al Teatro Costantino di Macomer e venerdì 7 marzo alle 21 al Teatro Comunale di San Gavino Monreale.
La pièce, parte integrante della Stagione di Prosa 2024-2025 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con la direzione artistica di Valeria Ciabattoni e con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Sardegna, dei Comuni aderenti al Circuito E con il contributo della Fondazione di Sardegna, vede protagonista Eva Robin's, eclettica attrice e conduttrice.
L'artista interpreta il ruolo di Madame, fulcro intorno a cui ruota la vicenda e irraggiungibile oggetto del desiderio, ovvero la signora su cui le cameriere riversano sentimenti ambigui d'amore e d'odio. Le serve (in)fedeli, le due sorelle Claire e Solange, sono interpretate rispettivamente da Noemi Apuzzo e Matilde Vigna, due giovani e talentuose attrici, con una mise en scène in chiave metateatrale firmata da Veronica Cruciani, con tanto di didascalie e cartelli a suggerire una sorta di “straniamento” brechtiano.
“Le Serve” (Les Bonnes) di Jean Genet è una moderna tragedia, ispirata a un fatto di cronaca, trasfigurato in un'allegoria del potere: in una sorta di gioco perverso, dove manifestano la propria sconfinata ammirazione e la propria distorta devozione per Madame, le cameriere a turno ne indossano gli abiti, ne imitano i modi alteri e raffinati, il distacco e l'aria di superiorità, la gentilezza e la generosità, con note beffarde e crudeli, in una cerimonia che dovrebbe culminare nel “sacrificio” della padrona, ma rimane incompiuta, interrotta dal ritorno di colei che suscita passioni così forti e ambigue, ai confini della follia.
La figura di Madame – incarnazione del lusso e della seduzione – cui sono inscindibilmente legate, assume per le due donne quasi la forma di un'ossessione: l'esistenza stessa delle serve è dominata e determinata dalla volontà della padrona, cui esse ubbidiscono, pur senza esitare a tradirla, indirettamente, denunciando il suo amante alla polizia con lettere anonime per poi, nel timore di essere scoperte e punite da colei che governa le loro vite, giungere fino alla determinazione di causarne la morte. Nella ripetizione del rito in cui si trasformano nella signora, perpetuando la propria dimensione servile, si rispecchia la loro visione del mondo, conforme alla struttura della società capitalistica, in cui gli ideali più elevati corrispondono alla ricchezza e al potere, come all'appartenenza a una élite, insieme all'acquisizione di beni materiali come manifestazione esteriore e paradigmatica di quelle (dubbie) virtù.
Foto Matilde Vigna