Era il 2008, l’anno che ha visto la chiusura delle attività di EurAllumina, mai più riprese, con una condizione attuale degli impianti pressoché disastrosa.
La ministra del Lavoro, Maria Elvira Calderone, ha espresso solidarietà agli operai dello stabilimento in protesta, asserragliati dal 17 novembre scorso a 40 metri dal suolo sui silos, probabilmente nemmeno più stabili e sicuri che si ergono negli impianti dell’EurAllumina a Portovesme.
Però la ministra ha dato rassicurazioni sufficienti agli operai, in vista del tavolo convocato per il prossimo 10 dicembre a Roma. Non sappiamo quali, ma i sindacati sembrano soddisfatti seppur guardinghi, in attesa dell’incontro previsto al Ministero dell’Industria e del Made in Italy per il rilancio dell’industria.
La ministra Calderone può dare una rassicurazione per quanto riguarda gli impegni relativi al mantenimento di una cassa integrazione a 0 ore, ma non certo sullo sviluppo o il rilancio previsto e proposto dai proprietari russi della Rusal, di cui i beni economici in Europa sono congelati per via della guerra in corso con l’Ucraina.
Tante variabili la cui convergenza, vista la complessa matrice di estensione internazionale, necessita di sicurezze, per ora inesistenti sul piano industriale.
Tutti, trasversalmente parlano e hanno parlato sempre di ripartenza dell’eurAllumina, senza mai crederci fino in fondo, come per gli altri insediamenti industriali che, pian piano nel Sulcis, stanno divenendo archeologia industriale.
E se i lavoratori attuali possono essere giustamente sorretti da un reddito reso disponibile dallo stato per la mancanza del lavoro, è pur vero che l’intera area ha necessità di uno sviluppo che guardi lontano, con esposizione e impegno della classe politica che non può e non deve illudere con rappezzamenti e toppe che non garantiscono il futuro.
Maurizio Ciotola