Azzerate le liste d’attesa per le prestazioni di Medicina nucleare degli ospedali Businco e San Michele.

E' quanto annuncia l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu che spiega: “grazie alla riorganizzazione e ottimizzazione del lavoro la struttura complessa dell’Arnas G. Brotzu chiuderà il 2022 con un volume di circa seimila esami. Parliamo di diverse tipologie di Pet eseguite prevalentemente per la ricerca diagnostica dei tumori. Oggi per il primo accesso stimiamo tempi d’attesa medi tra i sette e i quattordici giorni, contro una media tra i trenta e i quarantacinque giorni che potevamo registrare nel periodo pre-pandemia”.

Su quest’ultimo aspetto l’assessore sottolinea: “Parliamo di una struttura che è andata in controtendenza rispetto all’andamento generale registrato durante il Covid, con un progressivo miglioramento delle performance dal 2019 a oggi, merito del grande impegno di un team – in tutto quindici medici tra i due ospedali di Cagliari – che, pur mantenendo le stesse risorse di organico, è riuscito quasi a raddoppiare il numero delle prestazioni. Basti pensare che quattro anni fa tra i due ospedali si raggiungevano appena i 3.500 esami”.

Incrementata anche l’offerta sanitaria: “Oggi la Medicina Nucleare del Brotzu – prosegue l’esponente della Giunta – ha aumentato il numero delle tipologie di esami con l’impiego di diversi radiofarmaci che vengono prodotti direttamente nelle strutture dell’Arnas anche per l’impiego nelle terapie per la cura di alcune patologie della tiroide e dei tumori neuro endocrini. Questo aspetto è molto importante perché ha contribuito all’abbattimento della mobilità passiva rendendo disponibili in Sardegna esami prima possibili solo fuori regione”.

In tutta la Sardegna prosegue il piano di recupero di visite, esami e interventi rimasti indietro a causa del Covid. Nell’anno in corso il sistema sanitario regionale ha recuperato il 30% delle prestazioni rimaste indietro nei due anni precedenti a causa della pandemia.

“Il piano – spiega ancora l’assessore -  è stato varato a gennaio, ma è diventato realmente operativo ad aprile, con la fine dello stato d’emergenza, decretato il 31 marzo, e ha avuto una progressiva accelerazione man mano che il miglioramento del quadro epidemiologico ci ha consentito di riorganizzare servizi e reparti. In pratica i risultati che registriamo oggi sono stati raggiunti in poco più di sei mesi. C’è ancora molto lavoro da fare, ma raccogliamo alcuni segnali positivi: Nell’ambulatoriale, ad esempio, alla fine del secondo trimestre 2022, appena l’11% delle prestazioni risultavano recuperate, nel terzo trimestre il dato è salito al 28%, con un’evidente accelerazione. La pandemia – ricorda l’assessore – è stato un autentico tsunami per l’intero sistema sanitario nazionale e siamo impegnati con ogni sforzo possibile per dare risposte alle necessità di cure e assistenza”.