La Mezza Maratona di Cagliari 2025, meglio conosciuta come “Cagliari Respira”, era stata annunciata con grande enfasi. Sui social, per settimane, l’evento è stato presentato come un appuntamento capace di unire sport, turismo e promozione del territorio, con l’obiettivo dichiarato di avvicinarsi agli standard delle grandi corse internazionali. Tuttavia, al di là della comunicazione massiccia e delle aspettative della vigilia, l’edizione di quest’anno si è rivelata – per molti partecipanti – un’occasione mancata.
Uno degli elementi che più ha lasciato l’amaro in bocca è stata l’assenza di un vero e proprio villaggio maratona presso la Fiera di Cagliari. In eventi analoghi, in Italia e all’estero, il village rappresenta un punto di riferimento fondamentale: un luogo di incontro per gli atleti, un contenitore di offerte commerciali e un momento di valorizzazione per aziende, sponsor e per lo stesso territorio. A Cagliari, invece, gli atleti si sono trovati di fronte a un’organizzazione minimale: nessuno stand dedicato alla nutrizione sportiva; assenza totale di brand di abbigliamento tecnico; nessun punto massaggio, fisioterapia o attività collaterali, che solitamente completano l’esperienza pre-gara. Il risultato? Uno spazio spoglio, percepito più come un punto di ritiro pettorali che come il cuore pulsante dell’evento.
Anche lungo il percorso e nelle aree di partenza e arrivo, l’atmosfera non è stata quella dei grandi eventi, almeno se paragonata a manifestazionei analoghe organizzate in altri capoluoghi di provincia nazionali. Quella che dovrebbe essere una festa collettiva dello sport si è trasformata in un evento quasi silenzioso, con musica e stimoli ridotti al minimo, poche attività di animazione e un coinvolgimento del pubblico limitato.
In un periodo in cui il valore aggiunto delle gare su strada è dato proprio dall’esperienza complessiva — non soltanto dalla performance atletica — questa mancanza è stata particolarmente sentita da numerosi runners.
Ulteriore delusione è arrivata dal pacco gara, giudicato da molti partecipanti come molto modesto, ridotto al minimo sindacale. E la medaglia, attesa come ricordo simbolico di ogni corsa? Anche in questo caso, i materiali non hanno convinto: un oggetto percepito più come un token generico, come tanti altri, che come un premio degno di un evento che aspira a essere di respiro internazionale.
Se a tutto ciò aggiungiamo le difficoltà logistiche, il quadro è completo. Di fatto, raggiungere la Sardegna, soprattutto nei mesi non estivi, ha costi spesso proibitivi. Un problema noto, su cui un evento di livello internazionale dovrebbe lavorare insieme al sistema turistico locale, attraverso convenzioni, partnership e pacchetti integrati. Elementi che pare non siano emersi nell'organizzazione della manifestazione. Un peccato, considerando il potenziale enorme della città, capace di offrire cultura, mare, natura e sapori unici.
Cagliari Respira 2025 avrebbe potuto rappresentare un passo importante verso la crescita dell’evento nel panorama running nazionale, ma soprattutto internazionale. Tuttavia, la presenza di servizi ridotti al minimo, l’assenza di un vero village, la modesta animazione, un pacco gara molto sobrio e una medaglia poco stimolante, hanno lasciato l’impressione di un evento non all'altezza per un capoluogo di regione come Cagliari.
A tutto questo si aggiunge la mancata integrazione con il territorio, elemento cruciale per proporre un’esperienza completa agli atleti che arrivano da fuori regione o dall’estero.
Ormai eventi di questo tipo non vivono più di soli chilometri da percorrere, ma di ciò che si costruisce attorno. E quest’anno, purtroppo, a Cagliari si è respirato meno di quanto molti appassionati hanno sperato.
Siamo fiduciosi che organizzatori, sponsor e istituzioni hanno le carte in regola per colmare le criticità emerse in questa edizione, facendo in modo che già dal prossimo anno si possa assistere ad una vera Cagliari Respira, piuttosto che ad una Cagliari Aspira .........
Federico Cheri